Termostato lasciato “al minimo” tutta la settimana per risparmiare. La casa respira freddo, non si scalda, e tu paghi lo stesso.
La porta cede con uno scricchiolio secco, odore di legno fermo e cenere vecchia. Il respiro fa fumo in soggiorno, le pareti sono fredde come una bottiglia uscita dal ghiaccio. Metti su il pellet, apri i radiatori, alzi il setpoint. Sembrano reagire, ma l’aria resta tagliente, le stanze ingoiano calore come sabbia bagnata che si mangia il sole. Ti muovi piano, in cappotto, mentre la caldaia borbotta e la pompa di calore entra in sbrinamento di continuo. La prossima ora è un tappeto d’attese: un tè che non scalda le mani, un piumone tirato sulle spalle, un termometro fisso su numeri che fanno arrabbiare. E intanto pensi: perché ho speso e ho freddo? Non è risparmio. È un tranello.
Il falso mito del “minimo”: perché in montagna non funziona
Lasciare la casa di montagna a temperatura “minima” sembra intuitivo. In realtà, l’involucro si scarica del tutto e la massa edilizia – muri, pavimenti, arredi – resta gelida. Anche portando l’aria a 20 °C, il freddo radiante dalle superfici continua a mordere e il corpo non percepisce comfort. Lo abbiamo vissuto tutti: quella sensazione di freddo che viene dalle pareti, non dall’aria. Il risultato è una corsa faticosa per “riempire” di calore non solo la stanza, ma tutta la casa, che chiede ore e tanta energia.
Prendiamo una casetta in pietra a 1.300 metri, 90 m², infissi moderni. Tenuta a 10–12 °C tutta la settimana, il rientro del venerdì richiede 6–8 ore per arrivare a un comfort decente, con consumi di picco elevati e COP della pompa di calore in calo nelle fasce più fredde. Stessa casa mantenuta stabilmente a 16–17 °C: la salita a 20 °C dura 60–90 minuti, senza tirate nervose degli impianti. Nella stagione, la differenza si traduce in meno cicli estremi, meno sbrinamenti, meno condensa, e bollette più prevedibili.
Fisica spiccia: il calore si muove lentamente nella massa. Se lasci tutto freddo, la casa diventa una spugna che assorbe le prime ore di riscaldamento. E mentre scaldi, l’umidità interna aumenta per la presenza umana e l’aria tiepida incontra pareti sotto il punto di rugiada, creando condensa nascosta dietro armadi e nei ponti termici. **Il “minimo” non scalda la massa**, alimenta solo un’aria tiepida che evapora benessere. In quota, con notti lunghe e aria secca, questo effetto è amplificato, e ogni riaccensione “da zero” è una ripartenza in salita.
Cosa fare davvero se vivi la casa a settimane alterne
Imposta una base stabile: 16–17 °C nelle ore di assenza prolungata, con curva climatica attiva e sonda esterna, per modulare senza scossoni. Programma un “pre-riscaldamento” due ore prima dell’arrivo, magari da remoto, evitando gli sprint a 25 °C dell’ultimo minuto. Lavora sulle perdite facili: spifferi, basculanti del garage, porte interne chiuse che bloccano il giro d’aria. Valvole termostatiche mai tutte chiuse: aprine un filo in ogni stanza per mantenere la massa tiepida. E un ricambio d’aria breve ma deciso al rientro aiuta a spazzare l’umidità accumulata nei giorni di chiusura.
Gli errori più comuni? Spegnere tutto e sperare nel “modo antigelo”, chiudere completamente stanze e ali della casa, tappare ogni fessura senza pensare al vapore che resta dentro. Il risultato è che il freddo radiante domina e la caldaia lavora in alto, male. **Mantieni 16–17 °C di base**, proteggi le tubazioni nei punti esposti, e valuta un deumidificatore “intelligente” nelle settimane più umide. Diciamoci la verità: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Eppure basta una routine semplice, ripetibile, per trasformare il rientro in un gesto sereno.
La voce di chi monta impianti in valle è schietta: “Scalda le pareti prima di scaldare l’aria”.
“In montagna vince chi evita gli estremi: niente on/off brutali, ma una base tiepida e una curva che segue il cielo. Le case ringraziano, le bollette pure.”
- Pre-riscaldamento smart: attivalo 1–2 ore prima dell’arrivo.
- Curva climatica tarata: niente acqua a 70 °C se fuori ci sono -2 °C.
- Ventilazione: 5 minuti a finestre spalancate, non micro-aperture all’infinito.
- Valvole aperte al 2–3, porte interne socchiuse per equilibrio.
- Guarnizioni e cassonetti isolati: piccoli lavori, grande differenza.
La casa che si scalda sul serio in quota
Scaldare una casa di montagna non è una gara di sprint, è un passo regolare. La base tiepida tiene la massa pronta, evita condensa, limita i picchi e rende il comfort più “morbido”. Non c’è magia, c’è coerenza: impianto ben regolato, ventilazione intelligente, piccoli lavori sull’involucro, abitudini realistiche. **Non è risparmio lasciare tutto al gelo e risalire a colpi di termostato**, è un altalena faticosa. E la differenza la senti nelle mani, non solo in bolletta.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Temperatura di base | Stabile a 16–17 °C con pre-riscaldamento mirato | Rientri più rapidi e comfort immediato |
| Gestione umidità | Ricambio d’aria breve e deumidifica mirata | Meno condensa, pareti asciutte, aria più sana |
| Regolazione impianti | Curva climatica, sonda esterna, valvole aperte | Consumi più bassi e impianto meno stressato |
FAQ :
- Qual è la temperatura minima “sicura” quando non ci sono?Per case in quota, 16–17 °C è un compromesso che mantiene la massa tiepida e limita condensa e picchi. Sotto i 14 °C i rientri diventano lenti e costosi.
- Conviene spegnere del tutto durante la settimana?No, il ripristino da freddo profondo richiede ore e consumi alti. Meglio una base costante e una spinta programmata prima dell’arrivo.
- Con pompa di calore, come evito gli sbrinamenti continui?Acqua di mandata più bassa con curva ben tarata, base a 16–17 °C, ventilconvettori puliti e pre-riscaldamento nelle ore meno rigide del giorno.
- Pellet o legna: meglio un boost forte al rientro?Usalo come spalla, non come unica fonte. Avvia la base qualche ora prima e poi integra con la stufa per colmare il comfort radiante.
- Chiudo le stanze che non uso per risparmiare?Chiudere tutto irrigidisce il circuito e crea sacche fredde. Lascia un filo di apertura alle valvole e le porte socchiuse per un equilibrio termico più dolce.










Donc on dépense plus pour avoir froid ? Super logique… Je me suis déjà fait piéger avec le « minimum »: 8 heures à courir après la chaleur et un termostat poussé à fond pour rien.