Dopo tre fermate di tram, però, il freddo entra dalle spalle, dal collo, dal fondo che si alza. E nasce la domanda: perché non scalda come speravi, soprattutto quando è sintetico?
Sono le 7:45, fila per il caffè in un bar di Porta Venezia. Fuori soffia quella brezza sottile che graffia senza far rumore. Un ragazzo scuote le braccia dentro un giubbotto imbottito nuovo di zecca, mentre un signore con un piumino vecchio e un cappuccio ben tirato sta fermo, tranquillo, come se il vento gli rimbalzasse addosso. Lo abbiamo vissuto tutti: quel momento in cui il capo “promesso caldo” delude, proprio quando serve di più. Ti chiedi se sia colpa del tessuto, del taglio, o del tuo corpo che non trattiene. Qualcosa non torna.
Il nodo: l’aria che non c’è
Il calore che sentiamo non viene dalla stoffa, ma dall’aria intrappolata vicino alla pelle. Le imbottiture sintetiche imitano la piuma creando una “nuvola” di microfibre, ma quando la nuvola è sottile o spezzata, il calore scappa. La trapuntatura fitta, i pannelli sottili e le fibre che si appiattiscono al primo zaino sulle spalle sono i veri sabotatori. Il caldo non nasce dal tessuto, nasce dall’aria.
Pensa a due giacche da 500 grammi. Una è imbottita in piuma con alto potere di riempimento; l’altra è sintetica con una grammatura leggera e molte cuciture. In mano sembrano simili, addosso no: la prima gonfia e crea spessore d’aria, la seconda si siede sul corpo e lascia corridoi al vento. Test comparativi parlano di differenze di calore-peso anche del doppio. E in città, dove l’aria muove sempre, quei numeri diventano sensazioni nette.
Ecco dove inciampa spesso il sintetico economico: fibre corte che si compattano, pannelli spezzettati da cuciture che creano “ponti freddi”, tessuti esterni troppo porosi. Se a questo aggiungi un taglio troppo aderente, il microclima caldo intorno al busto non si forma. Basta una tramontana che entra dal fondo o dai polsini per vanificare tutto. L’imbottitura non lavora da sola: serve volume, continuità, e un guscio che non faccia passare l’aria.
Come scegliere un sintetico che scalda davvero
Parti da una misura concreta: la grammatura dell’imbottitura in g/m². Per l’inverno cittadino funziona una finestra tra 100 e 200 g/m², con costruzione a pannelli ampi e poche cuciture passanti. Cerca imbottiture “batting” a fogli continui o fiocco di qualità, e un tessuto esterno fitto con trattamento idrorepellente. Cappuccio, collo alto, orlo regolabile e polsini che chiudono bene fanno la differenza nei giorni di vento. Il sintetico buono esiste, ma va scelto con criterio.
Gli errori più comuni? Confondere morbidezza con calore e sottovalutare il vento. Uno strato base che trattiene l’umidità (come il cotone) raffredda la pelle, anche sotto il miglior giubbotto. Un taglio troppo slim schiaccia l’imbottitura e toglie loft. E poi c’è l’abitudine di comprimere la giacca nello zaino per ore: il sintetico perde spessore e si “stanca”. Diciamocelo: nessuno lo fa davvero ogni giorno.
Se vuoi che scaldi, devi farlo lavorare come un piccolo sacco a pelo urbano: aria intrappolata, zero spifferi, strati che collaborano.
“Il segreto non è il tessuto miracoloso, è come l’aria resta ferma attorno a te. Taglio, cuciture e tessuto esterno contano quanto l’imbottitura.” — ingegnere tessile, reparto R&D outdoor
- Grammatura indicativa: 120–150 g/m² per 5–10 °C in città; 160–200 g/m² se tira vento o resti fermo a lungo.
- Poche cuciture passanti, pannelli ampi sulle spalle per evitare ponti freddi.
- Tessuto esterno fitto e antivento, con collo alto e cappuccio ben sagomato.
- Vestibilità: due dita d’aria sul torace, non più; se tira, sta schiacciando l’imbottitura.
- Strati: tecnico traspirante sotto, mid-layer leggero se serve, niente cotone a contatto pelle.
E poi? Cura, durata, attese reali
Un sintetico scalda bene quando è in forma. Con il tempo e le compressioni ripetute, le fibre perdono resilienza e si appiattiscono: meno loft, meno aria, meno calore. Vale allora qualche gesto semplice: lavaggi rari ma corretti, asciugatura dolce per ridare volume, riposo appeso, compressione solo per brevi tragitti. La cura conta quanto l’acquisto. Se vivi in un clima umido e ventoso, considera un guscio antivento sopra: due strati leggeri battono spesso uno pesante mal progettato. Smettiamo di confondere morbidezza con calore. Le attese realistiche aiutano: il sintetico resiste meglio all’umido della piuma, ma per lo stesso calore spesso chiede più spessore o più peso. La buona notizia è che, quando il capo è pensato bene, scalda davvero. E quel momento alla fermata del tram cambia volto.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Loft e aria | L’aria intrappolata fa da isolante, non il tessuto in sé | Capire subito se un capo può davvero scaldare |
| Grammatura e cuciture | 120–200 g/m² con pannelli ampi e poche cuciture passanti | Selezionare capi sintetici efficaci senza farsi ingannare |
| Vestibilità e vento | Taglio non troppo stretto, collo/polsi/orlo che chiudono | Trattenere il calore nei giorni più freddi e ventosi |
FAQ :
- Perché il mio piumino sintetico non scalda?Spesso manca loft: imbottitura troppo leggera, cuciture che creano ponti freddi o tessuto esterno poco antivento. Se il capo è stretto, l’aria non si ferma e il calore svanisce.
- Meglio piuma o sintetico quando è umido?Il sintetico mantiene più calore da bagnato e asciuga prima. La piuma rende moltissimo da asciutta, ma teme l’acqua a meno di trattamenti idrofobi e guscio protettivo.
- Quanti g/m² servono per l’inverno in città?Indicativamente 120–150 g/m² per 5–10 °C in movimento. Tra 160 e 200 g/m² se resti fermo o c’è vento. Con un guscio antivento puoi scendere di grammatura.
- Come lavare senza rovinarlo?Ciclo delicato, poco detergente liquido, niente ammorbidente. Asciugatrice a bassa temperatura o steso all’aria, scuotendo per ridare volume. Evita compressioni prolungate a caldo.
- Perché sento freddo su spalle e braccia?Zone molto cucite e caricate dallo zaino comprimono l’imbottitura. Cerca trapuntature ampie sulle spalle, manica raglan e tessuto più fitto al vento; una taglia troppo stretta peggiora l’effetto.










Super clair, merci ! J’avais confondu douceur et chaleur. Mon doudoune synthétque était trop slim: zéro loft, pleins de “ponts froids”. Après lecture, j’irai viser 150–180 g/m² et moins de coutures passantes. Enfin un guide pratique.
Pour 5–10 °C en ville + vent, vous prenez plutôt 160 ou 200 g/m²? Et un tissu extérieur 100% coupe-vent change vraiment la donne par rapport à un simple déperlant? J’hésite entre deux modèles, l’un a des cucitures très serrées.