Molti danno la colpa al camino, pochi guardano la legna. Eppure è lì che inizia tutto.
La scena è semplice: fuori piove, dentro l’aria è tiepida. Apro la cesta, scelgo i ciocchi più grossi e li poso come se stessi costruendo un piccolo ponte. La fiamma parte, lenta, quasi timida, poi scoppietta e si allarga. Dopo venti minuti il vetro si annerisce, un velo sottile che diventa muro. Alzo lo sguardo, vedo il fumo girare pigro prima di salire. Il mattino dopo, il piano è cosparso di polvere nera come grafite. Mi chiedo: è colpa mia o della legna? Una domanda corta.
La legna che tinge di nero: cosa succede davvero
Capita a tutti quel momento in cui il camino “respira” male e la stanza si riempie di odori che restano sui vestiti. Non è magia, è fisica spiccia: legna umida o resinosa produce più fumo, quindi più particolato e **fuliggine**. Le essenze morbide come pino, abete e larice hanno canali di resina che vaporizzano e incollano il nero sulle pareti del focolare. Le essenze dure come faggio, quercia, carpino e frassino, se stagionate, bruciano più caldo e più pulito. La differenza si vede sul vetro e si sente nei polmoni.
Una sera da un’amica in montagna abbiamo provato due cesti: da un lato pino fresco, dall’altro faggio stagionato da due inverni. Con il pino, il vetro si è scurito in meno di un’ora e la fiamma ha tossito fumo azzurrino. Con il faggio, vetro ancora leggibile dopo tre ore e brace compatta. I tecnici fumisti parlano di aumenti fino al 30–40% di depositi quando l’umidità del legno supera il 25%. Numeri che si vedono subito sul camino, ma anche nel portafogli quando arriva il momento della pulizia.
La logica è lineare: più umidità, meno calore utile. L’energia della fiamma viene “spesa” per far evaporare l’acqua intrappolata nelle fibre. La combustione resta fredda e sporca, nascono composti incompiuti come catrami e creosoto che si attaccano alla canna fumaria. I resinosi aggiungono oli volatili che amplificano il problema. Al contrario, una legna secca (sotto il 18–20% di umidità), tagliata e spaccata fine, raggiunge temperature più alte e stabilizza il tiraggio. Meno fumo, meno fuliggine. È quasi una catena di montaggio al contrario.
Come scegliere e bruciare senza sporcare
Metti un misuratore di umidità nella cesta, come il cuoco tiene il termometro vicino ai fornelli. Costa poco, dice tanto. Scegli ceppi stagionati almeno 18–24 mesi: faggio, quercia, carpino, frassino, olivo ben asciutto. Spacca i ciocchi in pezzi medi, lascia la corteccia se non è marcia. Avvia il fuoco “top-down”: sotto pezzi grandi, sopra medi, in cima l’innesco con legnetti asciutti e un accendifuoco naturale. Aria aperta all’inizio, chiudi gradualmente solo quando la fiamma è viva e stabile. È un gesto antico, semplice da affinare sera dopo sera.
Gli errori comuni? Bruciare legna verde “perché fumiga di più e dura” e posare cartoni o scarti trattati “solo per accendere”. Sono abitudini che sporcheranno tutto, e il cattivo odore non mente. Non soffocare la fiamma per allungare la combustione: una **fiamma pigra** fa fumo, un braciere ben ossigenato scalda meglio. Tieni il legno sollevato da terra e al coperto, con aria che passa. Diciamolo: nessuno fa davvero il giro della legna tutti i giorni. Organizzala una volta bene e ti ringrazierai a lungo.
La regola che ti salva? Niente legno verniciato o trattato, niente pallet con marchi incerti, niente rami resinosi freschi. L’olfatto è una bussola più sincera di molti manuali.
“Se la fiamma parla pulito, il vetro resta pulito,” mi disse un vecchio spazzacamino mentre batteva la canna con la bacchetta nera.
E per orientarti in fretta, tieni questa mini-guida vicino alla cesta:
- Umidità legna: sotto il 20% è la soglia amica.
- Essenze “pulite”: faggio, quercia, carpino, frassino, fruttiferi.
- Resinosi solo asciutti e in piccole quantità.
- Aria: meglio un po’ di più all’inizio che troppo poco sempre.
- Vetro del camino: se annerisce in fretta, cambia legna o metodo.
Non tutta la fuliggine è uguale: pensaci domani, mentre scegli la legna
La fuliggine racconta la tua sera. Se è secca e polverosa, hai scaldato bene ma hai ancora margine sul tiraggio; se è appiccicosa e lucida, hai fatto freddo in canna e hai dato in pasto fumo sporco. Scegliere la legna diventa quasi una scelta di stile: vuoi fiamme alte e vetro chiaro? Punta su essenze dure ben stagionate e usa l’avvio dall’alto. Vuoi profumo e brace lunga? Una vena di olivo o ciliegio, asciutti sul serio, mescolati a faggio. La stanza cambia faccia, il giorno dopo pulisci meno, il camino ti ringrazia. E scopri che scaldarsi è anche un po’ conoscere i materiali che metti nel fuoco.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Scelta della legna | Preferire faggio, quercia, carpino, frassino stagionati 18–24 mesi | Fuoco più caldo, meno fuliggine, vetro più pulito |
| Umidità | Mantenere sotto il 18–20% con un misuratore dedicato | Riduce creosoto e residui appiccicosi nella canna |
| Metodo di avvio | Top-down con aria aperta all’inizio e chiusa graduale | Combustione stabile, meno fumo e odori in casa |
FAQ :
- Quale legna sporca di più il camino?I resinosi freschi (pino, abete, larice) e la legna umida oltre il 25% creano più fumo e depositi.
- Posso usare conifere se sono ben stagionate?Sì, in piccole quantità e mescolate a essenze dure secche. Scaldano in fretta ma tendono a sporcare il vetro.
- Ogni quanto pulire la canna fumaria?Almeno una volta all’anno con uso medio; due se bruci spesso o hai usato legna umida.
- Perché il vetro si annerisce subito?Combustione fredda: legna bagnata, aria troppo chiusa, avvio dal basso con fumo che staziona.
- Una soluzione rapida per ridurre fuliggine stasera?Apri un po’ l’aria, aggiungi legna asciutta e avvia un top-down leggero con legnetti secchi. Funziona.










Super clair. Le comparatif pino frais vs faggio bien sec m’a ouvert les yeux: je pensais que mon tirage était nul, c’était juste la bûche trempée… Merci pour la règle des 18–20% !
Une question: un humidimètre à conseiller (entrée de gamme) ? Si mes bûches affichent 22%, vous considérez ça encore “OK” ou à éviter pour le top‑down dans un insert fermé? Et l’écorce, on la laisse vraiment systématiquemment ?