Eppure è quel dettaglio che manda in tilt la bolletta e il buon senso: il termostato sale di un click, la caldaia s’imbizzarrisce, l’aria si scalda, i consumi pure. La scena è sempre la stessa: comfort immediato, conseguenze rimandate. Fino all’arrivo dell’estratto conto.
La manopola scatta, la luce del termostato si accende, i radiatori cominciano a mormorare. Fuori c’è una pioggia lenta che si appiccica ai vetri, dentro un profumo di caffè e una fretta pigra di far partire la giornata. Ti dici: soltanto un grado, da 20 a 21, non cambia il mondo. Nel silenzio si sente un ronzio profondo che entra nelle tubazioni, si allarga negli angoli, corre sotto il pavimento come un segreto caldo. Ti siedi, la casa abbraccia. Il portafoglio no. Una domanda resta a mezz’aria.
Il paradosso del grado in più
Quel grado in più non è un gesto qualunque: è un ordine che la casa prende sul serio. Aumenta la differenza tra dentro e fuori, e la casa comincia a perdere calore più in fretta, come un termos senza tappo. La caldaia lavora più a lungo, le pompe si spingono oltre, il compressore della pompa di calore perde efficienza. Sembra un capriccio, è una leva meccanica: alzi di poco, paghi molto.
A Torino, Lucia vive in un appartamento di 80 metri quadri con soffitti alti e finestre anni ’90. In un febbraio umido ha alzato il setpoint da 19 a 21 per “svernare meglio”, direbbe sua nonna. Il consumo di gas del mese è passato da 92 a 108 Smc, con temperature esterne simili e stessi orari: un +17% che in fattura si sente, eccome. In due settimane ha capito che il benessere costa caro quando lo cerchi a colpi di termostato.
Il motivo è semplice e testardo: il calore se ne va verso il freddo seguendo la differenza di temperatura, e più caldi teniamo i muri, più spingiamo questa fuga. Non è magia, è fisica. Ogni grado in più fa crescere i flussi termici sulle superfici, riduce i tempi di pausa degli impianti, peggiora il rendimento delle macchine. Nelle stime più diffuse, un +1°C può valere un +6–10% di consumi in riscaldamento, specie in case poco isolate. Numeri poco romantici, che non sbagliano il colpo.
Come tenere il comfort e tagliare i consumi
C’è un modo per stare bene senza “sparare” il termostato: impostare un setpoint sobrio (19–20°C), programmare fasce orarie ragionate e sfruttare la massa della casa. Scaldate con dolcezza prima dei rientri, abbassate di 1–2°C nelle ore di sonno, mantenete una temperatura di mandata moderata. Con caldaie a condensazione, restare tra 45 e 55°C aiuta il rendimento; con pompe di calore, setpoint costanti e curve climatiche ben tarate fanno la differenza. Piccoli aggiustamenti, grandi effetti.
Gli errori classici? Tenere 23°C “per sicurezza”, coprire i radiatori con tende pesanti, aprire le finestre a vasistas per un’ora invece che spalancarle 8 minuti. Ci siamo passati tutti: rientriamo infreddoliti e giriamo la rotella come se fosse il volume della radio. La casa, però, non suona così. Un grado in meno salvato ogni giorno pesa più di un’ora in più di radiatori roventi. Respirate, contate fino a cinque, e agite con calma.
Diciamolo: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Serve una scorciatoia mentale, un’abitudine semplice che si auto-sostiene. E una frase da tenere in testa quando la mano corre alla manopola.
“Il comfort non è caldo in fretta, è caldo giusto tutta la giornata.” — Mario R., tecnico termoidraulico
- Curva climatica: taratela nei weekend di freddo, poi non toccatela più.
- Umidità 45–55%: aumenta la percezione di calore a pari gradi.
- Spifferi: un rotolo di guarnizioni cambia la sensazione in salotto.
- Valvole termostatiche: bilanciate, stanze lived-in a 19–20°C.
- Abitudini: tapparelle giù al tramonto, tessili caldi, porte interne socchiuse.
E adesso tocca a te
La domanda di stamattina rimbalza ancora: quel grado, te lo sei meritato o te lo sei venduto troppo caro? C’è un modo per ascoltare la casa, capire dove disperde, imparare la sua inerzia. Ogni edificio ha un carattere: alcuni vogliono calore lento, altri rispondono al volo, altri ancora chiedono prima guarnizioni ai serramenti e poi discussioni sul termostato. Il gesto più furbo non è girare la rotella, è cambiare abitudini. Il resto arriva dopo. Provalo per una settimana, condividi i tuoi numeri, osserva le stanze che usi davvero. Potrebbe sorprenderti quanto poco manchi per sentirti bene senza far esplodere i consumi. E quanto conti quel “quasi” che separa 20 da 21.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| +1°C = consumi su | Aumento stimato 6–10% nel riscaldamento | Capire l’impatto reale di un gesto minimo |
| Curva climatica | Mandata più bassa, calore costante, meno sprechi | Comfort più stabile con spesa ridotta |
| Umidità e abitudini | 45–55% e routine semplici amplificano il comfort | Sentirsi più caldi senza alzare il termostato |
FAQ :
- A quanti gradi impostare il termostato di casa?Per la maggior parte delle abitazioni 19–20°C in zona giorno e 17–18°C in camera sono un buon equilibrio tra salute, comfort e consumi. In case molto isolate può bastare anche meno, con sensazione uguale.
- Meglio lasciare il riscaldamento sempre acceso o spegnere quando si esce?In una casa ben isolata conviene mantenere un setpoint costante e moderato. In edifici energivori, programmare riduzioni quando si è fuori o di notte evita di spingere inutilmente l’impianto.
- Un umidificatore aiuta a risparmiare?Sì, portare l’umidità al 45–55% aumenta la percezione di calore e consente di abbassare il setpoint di 0,5–1°C senza perdere comfort. Anche piante e vaschette sui radiatori danno una mano.
- Con una pompa di calore, quanto pesa un grado in più?Il COP tende a scendere quando cresce la temperatura di mandata: quel grado extra può togliere qualche punto percentuale di efficienza e allungare i tempi di funzionamento, con consumi in salita.
- Ha senso chiudere i termosifoni nelle stanze che non uso?Meglio ridurre, non chiudere del tutto: serve un minimo di circolazione per non sbilanciare l’impianto. Portare quelle stanze a 17°C e tenere porte chiuse è un compromesso efficace.










Davvero “solo un grado” vale +6–10%? Avete fonti/studi per case isolate vs vecchie? Abito a Bologna, 90 mq con cappotto: vorrei capire se vale anche per me, perchè i miei consumi non sembrano cambiare tanto.
Grazie! Ho provato a passare da 21 a 20°C e a tarare la curva climatica nel weekend: -14% kWh in due settimane e comfort uguale. L’umidità al 50% aiuta tantisimo. Non pensavo che le valvole termostatiche sbilanciate incidessero così.