Freddolosi cronici contro fan della finestra aperta: la battaglia del termostato è il nuovo sport d’ufficio. C’è chi a 20 gradi trema e chi a 19 sta benissimo. Per alcuni, solo a 23 gradi il corpo smette di contrarsi e la mente si rilassa.
Lei entra con la sciarpa stretta fin sotto gli occhi, le dita a pinza sulla maniglia, le spalle arricciate come per trattenere il poco calore. In ufficio, la scena è sempre la stessa: la collega con il plaid sulle gambe, chi prova a riaprire la finestra “per cambiare aria”, e quelle discussioni striscianti sul termostato che partono con una battuta e finiscono con uno sbuffo. Al bar ridono, ma al terzo caffè il freddo non molla. Le mani restano pallide, i piedi non si scaldano, la testa pesa. Il display segna 21,5. Eppure, lei non sta bene. Qualcosa, lì dentro, chiede 23.
Perché senti freddo quando gli altri stanno bene
Il comfort termico non è un numero, è un equilibrio vivo. Quando la pelle percepisce aria fresca, i vasi sanguigni si stringono e il calore viene trattenuto negli organi, lasciando fredde mani e piedi. Se il tuo “set-point” interno è più cauto, arrivi a quel benessere solo intorno ai 23 gradi. *È strano come il freddo sappia dividere le persone.* Non è capriccio: è biologia, abitudini, storia personale che il corpo racconta senza fare rumore.
Un dato aiuta a vedere la scena: uno studio del 2015 ha mostrato che i calcoli storici per le temperature d’ufficio si basavano sul metabolismo di un uomo di 40 anni. Risultato? Molte donne e persone con metabolismo più basso si ritrovano a tremare sotto la scrivania. Giulia, 34 anni, racconta che sotto i 22,5 non lavora lucida: “A 23 sento le spalle scendere, le dita correre sulla tastiera”. Nel suo open space, due gradi fanno la differenza tra mal di testa e piena concentrazione.
La spiegazione si incastra tra più fattori. Il metabolismo basale varia con età, massa muscolare, ormoni e ciclo. Meno muscoli, meno calore “di base”. Carenza di ferro o vitamina B12 riduce l’ossigeno ai tessuti e senti freddo prima. Farmaci come betabloccanti o alcuni antidepressivi possono accentuare la vasocostrizione. L’umidità e i movimenti d’aria amplificano la percezione: 21 gradi con correnti e aria secca “pungono” più di 23 stabili e umidi al 45%. E poi c’è il cervello: se ha imparato che freddo = stress, alza l’allerta.
Cosa puoi fare subito per non tremare
Pensa ai “punti pulsanti”: polsi, collo, caviglie. Scaldarli rapidamente cambia la percezione generale. Strati leggeri e traspiranti tengono il calore vicino alla pelle meglio di un unico maglione grosso. Muovi il corpo a microdosi: alzati ogni 30 minuti, fai dieci squat lenti, ruota le spalle, cammina fino alla stampante. In pochi minuti aumenta il flusso sanguigno e la pelle smette di “urlare”. Un tè caldo aiuta, ma il vero salto lo fa una colazione con proteine.
Errore tipico: sparare il riscaldamento a 25 e seccare l’aria. L’aria troppo secca ti raffredda per evaporazione e dà mal di testa. Gioca d’anticipo: umidità intorno al 40-50%, tappetino sotto la scrivania, calze termiche sottili, piccoli riscaldatori sicuri puntati ai piedi. Zenzero, cannella e peperoncino danno una mano alla termogenesi, così come un pranzo con legumi o pesce. Diciamocelo: nessuno fa davvero stretching ogni mezz’ora. Ma due minuti dopo una call, sì.
Una piccola verità detta piano: “Il comfort non è un vizio, è la base per pensare bene”. Le trattative per il termostato cambiano tono quando tutti stanno un po’ meglio.
“A molti corpi servono 23 gradi per telefonare al cervello: è tutto a posto. Se quella soglia ti regala lucidità, non è una mania, è programmazione fisiologica.”
- Carenze da valutare: ferritina, B12, vitamina D.
- Tiroide: TSH, FT3, FT4 in caso di freddo persistente.
- Pressione e circolazione periferica, soprattutto se mani e piedi diventano bianchi o blu.
- Ambiente: umidità 40-50%, niente spifferi diretti sulla pelle.
- Routine: proteine a colazione, acqua tiepida, micro-movimenti ogni ora.
23 gradi: cifra magica o abitudine?
I 23 non sono un dogma, sono una zona franca. Lì molti sistemi nervosi abbassano la guardia e smettono di sprecare energia nel tenersi caldi. Il bello è che il corpo si allena: più cammini, dormi bene, mangi sufficiente proteine, meno diventi schiavo dei numeri. Tessuto adiposo bruno, muscoli attivi e ritmo sonno-veglia regolare ampliano la “finestra di comfort”. Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui, dopo una settimana di stress e poco sonno, la stessa stanza sembra due gradi più fredda. Allora 23 diventa un sì al cervello, non una fissazione. E magari, un giorno, basteranno 21,5 e una tisana allo zenzero. O forse no. L’importante è non trasformare il freddo in lotta quotidiana.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Set-point personale | Il corpo ha una soglia di comfort che cambia con metabolismo, ormoni, sonno | Capire perché 23° ti fanno bene senza sentirti “difficile” |
| Ambiente microclimatico | Umidità, correnti e vestiti contano quanto i gradi | Interventi pratici per stare meglio senza alzare troppo il termostato |
| Routine che scaldano | Proteine, micro-movimenti, idratazione tiepida, strati mirati | Più energia e concentrazione nelle ore chiave della giornata |
FAQ :
- Perché ho sempre freddo anche con 22°C?Possibile mix di metabolismo più basso, poca massa muscolare, umidità bassa e correnti d’aria. A volte incidono carenze di ferro o tiroide lenta.
- È vero che le donne sentono più freddo?Spesso sì. Metabolismo medio più basso e vasocostrizione periferica più marcata creano differenze di 1-3°C nella preferenza termica.
- Quali esami ha senso fare?Ferritina, emocromo, B12, vitamina D, TSH/FT3/FT4. Se le dita diventano bianche o blu al freddo, parla di possibile sindrome di Raynaud col medico.
- Bere alcol scalda davvero?Scalda la pelle per vasodilatazione ma disperde calore interno. Sensazione piacevole, bilancio termico peggiora. Non è una strategia utile.
- Meglio portare la stanza a 23° o coprirsi?Dipende. Se 23° ti sbloccano mente e mani, è una scelta sensata. Spesso bastano 21-22° con umidità 45% e strati mirati su polsi, collo e piedi.










Intéressant, mais d’où vient exactement la “zone” des 23°C ? Méta‑analyse, essai contrôlé, ou simples préférences auto‑rapportées ? Je voudrais la source précise de l’étude 2015.
Team plaid ici ! À 21,5 je tape comme un pingouin sur le clavier; à 23 mes doigts devenent humains. Merci pour l’astuce des poignets 🙂