È la domanda che torna puntuale ogni inverno. C’è chi le abbassa appena spuntano i primi fiocchi, e chi le tiene alzate per far entrare la luce. In mezzo, dubbi: dispersioni di calore, condensa sui vetri, rumore del vento, bollette. La verità è che non è solo una questione di abitudine. È fisica di casa, con un tocco di buon senso. E ogni finestra racconta una storia diversa.
La neve iniziava a imbiancare i balconi, la moka sbuffava e il calorifero vibrava piano. Ho sfiorato la tapparella della cucina: su o giù? Dal vetro arrivava una lama fredda, mentre il profumo di caffè scaldava il resto. In strada un vicino alzava le sue tapparelle a metà, come un sipario incerto. Nel vetro ho visto il riflesso del termometro: 20,5 gradi in casa, ma quel filo d’aria vicino alla finestra diceva altro. Capita a tutti quel momento in cui ci si ferma e si ascolta la casa. La risposta non è scontata.
Tapparelle su o giù quando nevica?
Giù la notte, su nelle ore di sole: sembra una regola vecchia, resta una delle più sensate. La tapparella abbassata crea una camera d’aria che frena il freddo e taglia il vento. Il vetro disperde meno, la stanza “tiene” meglio. Quando il cielo si apre, alzare le tapparelle regala guadagni gratuiti: la radiazione solare attraversa i vetri e scalda, anche con zero gradi fuori. Con la neve, la luce rimbalza di più perché il bianco riflette. Vale doppio.
Un esempio reale: in due appartamenti gemelli, stesso piano e stesse finestre, una famiglia tiene le tapparelle sempre giù per “non far entrare il freddo”, l’altra le alza durante il mezzogiorno luminoso. Dopo una settimana di gelo, la differenza media vicino al vetro era di quasi un grado in più per chi sfruttava il sole, con meno cicli di accensione della caldaia. Non è una prova da laboratorio, è vita domestica osservata col termometro e un po’ di curiosità. Quando arriva la sera, chiudere bene vince sempre.
Dal punto di vista termico, la tapparella è un freno convettivo: lo strato d’aria fermo tra lamelle e vetro riduce la velocità di scambio. Su finestre datate può voler dire una riduzione apprezzabile delle dispersioni notturne. Su serramenti moderni il guadagno è minore, ma c’è. Il materiale conta: PVC e alluminio coibentato isolano meglio dell’alluminio nudo. Anche la neve fa la sua parte: se si deposita delicata sulla tapparella, crea un ulteriore “cappotto”. Attenzione però al peso e all’acqua che poi gela nelle guide.
Come massimizzare l’isolamento senza rovinare nulla
Con neve e vento, abbassa le tapparelle la sera e nelle ore d’ombra, chiudendo bene le lamelle. Di giorno, se c’è luce, alzale o lasciale a metà per catturare il sole. Nei momenti più freddi lascia una fessura di 1-2 cm in basso o lateralmente: l’aria circola quel minimo che basta a limitare la condensa, mentre il grosso del freddo resta fuori. È un gesto semplice, ma cambia il microclima vicino al vetro. Nelle camere da letto, meglio abbassare del tutto dopo aver arieggiato.
Gli errori classici? Forzare una tapparella ghiacciata, tirare la cinghia quando le lamelle sono incollate, sigillare ogni spiffero senza pensare all’umidità. Diciamoci la verità: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Eppure cinque minuti al mattino per aprire, arieggiare e richiudere sono la differenza tra vetri asciutti e cornici bagnate. Se hai cucina a gas o caldaia interna, non tappare ogni presa d’aria. La casa respira, anche quando fuori c’è una tormenta gentile.
Il punto critico resta il cassonetto: se disperde, la miglior tapparella è zavorra.
“La tapparella abbassata aiuta, ma è il cassonetto a scrivere il finale della storia termica.”
- Isola il cassonetto: pannelli sottili termoacustici o schiume dedicate, senza bloccare ispezioni.
- Chiudi la luce delle guide: spazzolini integri e lamelle dritte fanno miracoli.
- Controlla la cinghia: se passa in una fessura larga, è una autostrada per l’aria fredda.
- Non alzare con neve pesante sopra: spazzola prima, poi muovi.
- Un igrometro costa poco e ti dice quando ventilare.
E il resto che fa la differenza
La neve ci ricorda che il comfort è un equilibrio di gesti e dettagli. Tapparelle giù la notte, su quando il sole chiama, microfessure intelligenti, cassonetti isolati: tutto pesa. La parte interessante è che ognuno può trovare la propria “ricetta” osservando cosa succede vicino al vetro, come respira la stanza, che rumore fa il vento nelle guide. A volte basta un pennello per togliere la neve dalle lamelle e salvare il meccanismo. Altre, conviene investire in nuove guarnizioni o in un cassonetto coibentato. Non c’è dogma da seguire, c’è una casa da ascoltare. E un inverno da abitare bene.
| Point clé | Détail | Intérêt pour le lecteur |
|---|---|---|
| Tapparelle giù di notte | Camera d’aria che riduce convettivi e vento | Meno dispersioni, comfort più stabile |
| Sole in ingresso | Tapparelle su nelle ore luminose, neve che riflette | Calore gratuito, luci spente più a lungo |
| Cassonetto coibentato | Pannelli sottili e guarnizioni nuove | Taglio delle perdite dove contano davvero |
FAQ :
- Meglio tenere le tapparelle sempre giù quando nevica?No. Giù di notte e nelle ore d’ombra, su quando entra sole. Così riduci le perdite e sfrutti i guadagni solari.
- Le tapparelle in alluminio isolano meno di quelle in PVC?Se l’alluminio è coibentato, le prestazioni sono buone. L’alluminio non coibentato isola meno del PVC.
- La neve sopra le lamelle aiuta l’isolamento?Un velo sottile sì, perché aggiunge uno strato freddo che ferma l’aria. Neve pesante no: rischi di deformare o bloccare il rullo.
- Come evito la condensa sui vetri con tapparelle giù?Apri brevemente per cambiare aria e lascia una microfessura. Mantieni l’umidità interna intorno al 40-55%.
- Conta di più la tapparella o il cassonetto?Entrambi, ma il cassonetto spesso è il vero ponte termico. **Metterci mano** dà risultati rapidi e visibili.










Merci pour l’astuce, logique !